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Nel 1980 è stato trasferito a questo altare in sostituzione di quello originale barocco, utilizzato per l’altare centrale rivolto verso il popolo. Nella porticina metallica gira attorno una cornice piatta con intagli a giorno di simboli eucaristici; spighe ed uva con pampini; agli angoli: pellicano, pesce, “Agnus Dei” e pavone. Nel fondo vi è uno scorcio panoramico con monti, fiume, castello e cielo nuvoloso. La figura di Raffaele è robuste maestosa e ispira sicurezza nel dare ordini e fiducia nel futuro, quella di Tobia il giubilo per quanto ha pescato. Sul fondo dai toni verdognoli si staglia la figura della santa vegliarda che istruisce Maria bambina; ambedue rappresentate in piedi. Anna ha la veste di colore verde chiaro e manto marrone; Maria una tunica bianca che le copre i piedi, cinta ai fianchi da una fascia azzurra. La decorazione della cappella è da attribuirsi a Domenico Malpiedi per la stretta somiglianza ai lavori eseguiti nelle altre due cappelle attigue. Il Malpiedi ha eseguito molte opere per le chiese di Montefortino: non solo per quella di S. Vi ha lavorato nell’ultimo periodo della sua attività artistica, tra il 1634 e il 1651, periodo in cui si espresse talora in un manierismo mediocre e stanco per l’età avanzata.Le colonne sono in parte fasciate con ornati di stucco e in parte avvolte da spirale; i capitelli con latifoglie, la trabeazione con testine alate e festoni, il timpano è spezzato ove siedono due putti alati.Al centro spicca lo stemma della famiglia Benvenuti.Questa cappella (attigua all’organo) è la più ricca di opere malpiediane: tra grandi e piccoli vi si ammirano otto dipinti in affresco.Alfonso) Nell’inventario del Santuario del 1772 si legge che questa cappella centrale della parete destra della chiesa è stata eretta per ordine di Giampaolo ed Erminio Benvenuti negli anni 1612-1623. Parraciani del 1765 risultava che si fecero patroni di detta cappella i signori Cesari di Montefortino, come eredi dei Signori Benvenuti. Filippo e Liberato con proprio quadro di altare raffigurante Maria col Bambino in braccio, S. Nella volta stanno cornici con ornati barocco senza dipinti. La decorazione ha tre settori: pilastri ad arco trionfale, volta e pareti laterali, cappella dell’altare e la parte retrostante.Il bel quadro, posto sopra l’altare maggiore è molto visibile ai pellegrini che entrano nel Santuario; essi vengono attratti ad avanzare per fare ingresso nella cappella della Madonna che è il cuore del Santuario.Meno felice ci appare il Malpiedi nei lavori eseguiti nelle cappelle laterali che ci piace presentare seguendo l’inventario delle opere d’arte locali compilato da Don Giuseppe Crocetti nel 1990. Antonio Abate è un armonioso complesso (580 x 398 x 231) tutto del Malpiedi eccettuata la pala dell’altare che è del Giacinti.Altri due di media grandezza (175 x 85) raffigurano l’”Angelo custode” e “S. Degli altri quattro di dimensioni minori: due (110 x 41) ci presentano “S. Lucia”, negli altri due (85 x 85) ammiriamo “Due Angeli con corona” e “L’Eterno Padre reggitore del mondo”.La scena rappresenta l’arcangelo Raffaele e il piccolo Tobia col pesce, come descritto nel racconto biblico. La tela è da riferire come prodotto del secolo XVIII, si ammira sulla parete sinistra. La figura ieratica del Santo è disegnata con toni verdognoli, con aureola e mani incrociate al petto, che indossa una veste rossa, coperta da un manto marrone; ha barba e capelli bianchi e sandali ai piedi. I due dipinti a olio sulla lastra metallica sono una aggiunta fatta nel secolo XX, al tempo dei restauri del 1928. Hanno funzione decorativa, ma non si intonano con il resto della cappella. La cappella è uno degli ambienti dove la gente si ferma a pregare riponendo fiducia e stima nel grande Santo Custode dei tesori di Dio sulla terra: Gesù e Maria, la Chiesa intera, ogni famiglia e ogni anima cristiana che a lui si affida per le necessità spirituali e materiali. Nel nostro Santuario il suo capolavoro è la tela dell’Annunciazione, dipinta nel 1634 per commissione dei Deputati fortinesi.In luogo della pala d’altare è stato ricavato un nicchio con la statua di S. Il paliotto dell’altare attuale proviene dalla Chiesa dei Cappuccini di Recanati.

Il disegno è accademico, efficace nei suoi simbolismi, ma statico, quasi fosse un ricordo del gotico. Il Santo Custode col braccio sinistro regge il Bambino Gesù, mentre con la mano destra tiene il bastone fiorito a forma di giglio. Giuseppe sorride ai devoti e offre il divino bambino da amare. La pietà dei fedeli l’ha voluta collocare nel tempio mariano per vederla accanto alla Celeste Madre e ottenerne protezione e favori spirituali dal suo castissimo sposo. Ha lasciato molte opere nella sua patria, a Sant’Angelo in Pontano, Amandola e Montefortino per cui si può ben definire “il pittore dei Monti Sibillini” della prima metà del secolo XVII.Negli intradossi dell’arco sono state applicate due lastre dipinte che raffigurano i genitori della Madonna: i santi Gioacchino ed Anna. Questa opera si fa ammirare per la grazia disegnativa, per le soluzioni cromatiche tenere, chiare e vivaci; per il garbo delicato delle due figure in pacato e trepido colloquio.E’ opera di un padre cappuccino che intorno al 1930 lo ha eseguito per la chiesa del suo convento in Recanati. Il tabernacolo è un lavoro marmoreo cubiforme di color rosso vinaccio; ai lati si elevano pilastri di color verde venato; basi, capitelli, trabeazione aggettante sono di color giallo ocra. La tela presente nella cappella raffigura il soggetto: Tobia e l’Arcangelo Raffaele. Stilisticamente questo artista “ondeggiò tra la maniera degli Zuccari e quella del Barocci, facendosi apprezzare a volte per il morbido e pastoso degradare delle tinte, e per quella grazia, così tipica dei barocceschi, dei quali subì il fascino”. Maria delle Grazie, pure per il nostro Santuario dell’Ambro.Antonio Abate che riunisce gli eremiti della Tebaide”.Negli specchi dei pilastri sono stati applicati dipinti su lastre metalliche: San Gioacchino e Sant’Anna.