Mastoplastica additiva staminali bioetica

Di qui quei volti – con dei nasi piccolissimi, quasi invisibili -, nei quali spiccano enormi bocche prominenti che elargiscono sorrisi diventati smorfie beffarde.Un ulteriore passo avanti fu compiuto nel XX secolo, dopo la seconda guerra mondiale.Corpi e visi plasmati dall’uomo che ne ha enfatizzato alcune parti e ridimensionate altre.Qui la chirurgia plastica consentì ad alcuni feriti di recuperare l’uso delle parti del corpo lesionate, e ai grandi ustionati di migliorare il proprio aspetto esteriore, dando inizio all’idea per cui tale branca della chirurgia potesse esercitare anche un forte impatto positivo nella psicologia di chi vi ricorreva.In sostanza, la chirurgia plastica nasce come una disciplina strettamente medica volta a ripristinare le funzioni perse, migliorare parti del volto deturpate, correggere anomalie congenite (labbro leporino) configurandosi, in quanto tale, come una pratica utile e benefica.O quegli altri dallo sguardo accattivante, con le palpebre sollevate all’inverosimile che conferiscono una permanente espressione cupa e accigliata.Tuttavia, i primi sviluppi significativi in questo campo li dobbiamo al medico bolognese Gasparo Tagliacozzi (1545 – 1599), che fu il primo ad eseguire la rinoplastica – in contrapposizione al metodo indiano – utilizzando un lembo cutaneo prelevato dall’avambraccio.La chirurgia estetica vede aumentare la sua popolarità a partire dagli anni Cinquanta.La chirurgia plastica è una delle più antiche pratiche della chirurgia. Cenni sulla chirurgia plastica si trovano anche negli scritti antichi di medicina dei popoli greco e romano.La chirurgia plastica, nata come una branca della chirurgia vera e propria, è degenerata in una forma esasperata di chirurgia estetica contribuendo ad alimentare quel processo di disumanizzazione e scardinamento dell’umano proprio dei nostri tempi. in India – dove l’amputazione del naso era considerata una forma di punizione – venissero praticati degli interventi di ricostruzione di questo organo utilizzando un lembo di cute preso dalla fronte.La sua caratteristica principale è quella di praticare preminentemente interventi di bellezza, vuoi per modificare un elemento del viso che si giudica brutto (un naso con la gobba, un mento sporgente, una mandibola pronunciata, …), vuoi per eliminare i segni dell’invecchiamento al fine di apparire più giovani (cancellare le rughe, sollevare le palpebre cadenti, rimuovere le borse agli occhi, …), vuoi per migliorare una parte del corpo che si considera non adeguata (un seno piccolo, un gluteo piatto, una pancia prominente, …).O ancora, quei corpi magrissimi, quasi anoressici, sbilanciati da seni enormi e glutei rimpolpati.Una pittura che ha scomposto e sezionato i corpi riducendoli a occhi, nasi, denti, bocche, unghie, organi sessuali, mani, artigli.

In seguito, interventi di chirurgia ricostruttiva del volto furono eseguiti su pazienti che avevano avuto la faccia danneggiata da un incidente stradale o da una malattia.Il volto umano è scomparso, volgiamo lo sguardo intorno e non lo vediamo più. da un po’ che si è smarrito, già dal 1929 il filosofo e scrittore tedesco Max Picard (1888 – 1965) notava come il volto umano fosse sparito dalla pittura contemporanea.Questa tendenza dell’epoca moderna non si è, tuttavia, limitata al solo campo delle arti figurative, ma si è spinta oltre, fino ad investire l’uomo reale: le donne e gli uomini in carne e ossa; resa possibile grazie ai notevoli progressi compiuti nel campo della chirurgia plastica ed estetica.All’inizio sono le cosiddette stelle del mondo dello spettacolo a rivolgersi al chirurgo estetico, in particolare donne che, per il ruolo che rivestono, si sentono tenute ad essere sempre giovani e belle anche con l’avanzare dell’età.Le cose cambiano completamente, invece, quando dalla chirurgia plastica si passa alla chirurgia estetica.